30 Apr “Divaning” e condizionamenti
Noi italiani siamo a casa da ormai sette settimane. Siamo passati attraverso Pasqua, molti compleanni e, tristemente, molte morti e funerali.
Seduta sul mio divano in pausa tra le sparute lezioni online, mi sono trovata in difficoltà a stare senza fare nulla. Avevo un piano fantastico per lo sviluppo del mio business e un programma serrato che implicava strategie di marketing, insegnamento, scrittura e networking. In questo momento, però, non c’è molto che io possa fare, se non qualche lezione. E dato che non c’è molto che io possa fare, dovrei potermi permettere una pausa, un momento di calma dove raccogliere le idee e riposarmi dopo questi mesi di duro lavoro.
Oppure no? Perché in questi giorni lenti mi sento così inutile e inconcludente?
Non credo siano sentimenti basati sui fatti, ma piuttosto sul modo in cui sono stata cresciuta. Fai sempre qualcosa, corri per ottenere qualcosa, studia per costruire qualcosa, lavora per guadagnare qualcosa. La mia famiglia viene da una lunga tradizione di contadini e solamente con la generazione dei miei genitori la tradizione è stata rotta. Ricordo che mia nonna materna era sempre sul pezzo. O dormiva oppure faceva qualcosa. Nei campi a girare il fieno, in casa a cucire o a rammendare abiti, nell’aia a prendersi cura degli animali. Mia madre non poteva leggere un libro senza sentirsi chiedere di fare “qualcosa”.
Siamo tutti il risultato di un condizionamento regalatoci dalla società. Siamo incoraggiati a vestire gli stessi outfit, proposti dalla società. Dobbiamo essere in forma, e le misure di questa perfezione sono date da altri. Ci si aspetta che siamo di successo nel nostro lavoro e la misura del nostro successo ci è data da altri. Siamo incoraggiati a fare sempre qualcosa, a produrre. Le pause al lavoro sono cronometrate, i bambini sono sempre impegnati in qualche attività, escluso il gioco ovviamente. Siamo dannati, a meno che non usciamo da questo circolo che ci conduce e ci dice cosa fare o, peggio, cosa essere.
La realtà è che ognuno di noi può decidere cosa voglia dire essere di successo.
Create le vostre idee, la vostra propria lista delle priorità. Il successo può stare nella felicità dei vostri studenti più che nel salario che ricevete tutti i mesi. Può essere il benessere della Natura più che quanti vestiti possedete nel vostro armadio. Può essere il denaro o la forma fisica, se la necessità viene da voi e non dai condizionamenti esterni.
Per esser persone di successo, cominciate a basare il vostro sulla vostra personale sensibilità e solo dopo aver deciso i vostri obiettivi per voi stessi. Obiettivi che vadano oltre le idee standardizzate che altri hanno creato per voi. Se stare divanati per ore in questo momento va bene per voi, fatelo. Se lavorare di meno e godersi di più la vita è ciò che desiderate fare, fatelo. Se volete lavorare tanto e guadagnare tanto, fatelo. L’importante è che sia una vostra consapevole decisione.
A tutto c’è una conseguenza. Anche a condurre la vita che altri hanno deciso indirettamente per voi. Non è forse meglio vivere con le conseguenze di decisioni prese consapevolmente riconoscendo ed evitando i condizionamenti esterni?
Che ne pensate?
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